storia

La storia di Eliografia Rossi ha inizio nel 1950 per il carattere imprenditoriale di Olimpia Pavesi Rossi. E’ l’immediato dopoguerra, Torino ha bisogno di ricostruirsi e ridisegnarsi, per questo motivo l’impegno professionale viene premiato ed in breve tempo Eliografia Rossi diventa punto di riferimento per molti professionisti impegnati nei progetti di ricostruzione. La tecnologia in quegli anni non è certo d’aiuto e di conseguenza l’impronta artigianale dei lavori è molto forte. Negli anni ’60 il boom economico trasforma il nostro paese, ed in particolar modo Torino  che vive un’evoluzione immobiliare fortemente espansiva; sono questi gli anni in cui Eliografia Rossi attraversa il suo primo forte sviluppo tecnologico, senza mai dimenticare le proprie origini artigiane. Negli anni seguenti i continui cambiamenti tecnologici ed imprenditoriali hanno visto Eliografia Rossi diventare protagonista e sempre più radicata nella realtà torinese. Negli anni ’90, con la rivoluzione digitale, cambia completamente il modo di lavorare, l’eliografia tradizionale viene presto sostituita dalle nuove tecnologie di stampa ed Eliografia Rossi ha saputo, grazie a massici investimenti e a continui aggiornamenti professionali, mantenere il passo con i tempi. Con il nuovo millennio Eliografia Rossi, grazie all’impegno nello sviluppo di nuovi servizi legati alla comunicazione e alla grafica, entra nel mondo delle pellicole adesive e della stampa a solvente. Nel 2015 il mondo della stampa si spinge verso nuove frontiere con la stampa 3D, ed Eliografia Rossi, con intraprendenza e voglia di sperimentare, sceglie di aggiungere ai suoi servizi anche quello di realizzazione di modelli tridimensionali.

Oggi Eliografia Rossi è partner affidabile per tutti i servizi di stampa e grafica.

“Sono passati molti anni dalle macchine rotative ai carboncini ardenti e dalle sviluppatrici ad ammoniaca, ora il nostro mondo è fatto di computer, di plotter, di stampanti…. ma il ricordo e l’insegnamento di Olimpia è sempre dentro di me, grazie nonna!” Paolo Rossi

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